Venezia, estate 1944: la città, risparmiata dai bombardamenti alleati, è rifugio e base operativa di nazifascisti e repubblichini di Salò. La resistenza antifascista è sempre più attiva, anche nel Veneziano. Attentati partigiani e sanguinose rappresaglie si susseguono.

26 luglio 1944, ore 9.05: un commando partigiano fa saltare con 80 kg di dinamite un’intera ala di Ca' Giustinian. Il palazzo veneziano ospita la sede provinciale della Guardia Nazionale repubblicana e l'Ufficio politico investigativo, l'organo della polizia segreta del Partito fascista incaricato di rastrellamenti e torture ai prigionieri politici. Le vittime sono militi e ausiliari fascisti. Si contano tredici corpi.

E in tredici avrebbero dovuto morire.

28 luglio 1944, ore 5.00: tredici prigionieri politici, già rinchiusi nel carcere veneziano di S. Maria Maggiore, sono scelti per rappresaglia, anche se non coinvolti nell'attentato. Senza processo, sono condotti sulle macerie di Ca' Giustinian, lì giustiziati e lasciati sul posto dell’esecuzione fino al giorno successivo. I corpi sono poi portati direttamente al cimitero. Nessun rito funebre.

La storia li avrebbe ricordati come “I tredici martiri”, “fucilati per nessun delitto, per nessun tradimento, ma solo per aver scelto la libertà e l’onore”, come recita uno dei discorsi commemorativi dell’Amministrazione della città di San Donà, medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza. Tutti i loro nomi ci sono familiari grazie alla toponomastica della memoria, sandonatese e veneziana:  Attilio Basso, 22 anni; Stefano Bertazzolo, 25 anni; Francesco Biancotto, 18 anni; Ernesto D’Andrea, 31 anni; Giovanni Felisati, 35 anni; Angelo Gressani, 48 anni; Enzo Gusso, 31 anni; Gustavo Levorin, 39 anni; Violante Momesso, 21 anni; Venceslao Nardean, 20 anni; Amedeo Peruch, 38 anni; Giovanni Tamai, 20 anni; Giovanni Tronco, 39 anni. Quasi tutti nativi di San Donà di Piave e zone limitrofe, operai, contadini, impiegati, già padri di famiglia o ragazzi poco più che adolescenti. Come antifascisti, facevano parte dei Gap (Gruppi di azione patriottica), svolgendo azioni di propaganda e di resistenza per la libertà e l’onore, come sentiremo dalla loro stessa voce, dalle loro lettere dal carcere di commovente intensità.

Questa è la loro storia, raccontata dagli studenti del “Galilei” di San Donà di Piave, che hanno immaginato i loro volti, hanno dato loro voce, li hanno rivestiti di sentimenti in un racconto teatrale che cuce insieme frammenti di storia e di vita. È così che la memoria resiste.
s.f.

i13Martiri


Pubblicata il 28 febbraio 2018